L’arresto della giornalista Cecilia Sala, finalista della XIX edizione del Premio Nazionale Benedetto Croce di Pescasseroli per la sezione Letteratura Giornalistica, ha suscitato profonda preoccupazione tra gli organizzatori. Il Premio Croce, attraverso il portavoce Pasquale D’Alberto, condanna fermamente la detenzione di Cecilia Sala in Iran e si unisce all’appello internazionale per la sua immediata liberazione.

“Con il suo arresto“, si legge in una nota diffusa sui social media, “il regime iraniano dimostra ancora una volta la sua disumanità e il suo disprezzo per la verità, valori che sono al centro del lavoro di Cecilia Sala“. La giornalista, nota per il suo impegno nel raccontare le storie di chi soffre e lotta per i propri diritti, è stata definita un “testimone della libertà“.

Spunta intanto una possibile motivazione alla base dell’arresto. Potrebbe trattarsi, l’ipotesi che circola, di una ritorsione per l’arresto nei giorni scorsi all’aeroporto di Malpensa di un tecnico di origine iraniana. Sarebbe un ingegnere elettronico residente a Losanna che avrebbe fornito materiale per i droni militari ai Pasdaran. Su di lui pende una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti.


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